Silvio Magrini

Nasce a Ferrara l’8 Gennaio 1881 in una casa del ghetto, da una agiata famiglia ebraica. Laureato in fisica a Bologna nel 1905 con il Prof. Augusto Righi, ne diventa assistente prendendo la libera docenza nel 1913.
Spirito dai molti interessi, compie numerosi viaggi in America e in Europa sia con l’Associazione Elettrotecnica Italiana che a titolo personale, tra cui nel 1905 in Spagna in occasione di un eclisse totale di sole.
Alla morte del padre nel 1914, da Bologna rientra a Ferrara per occuparsi delle proprietà di famiglia ed in particolare della campagna nelle sue implicazioni agricole e sociali.
Nel 1915, entrata l’Italia in guerra, si arruola volontario nell’arma del Genio, partecipando attivamente alla campagna militare sulla Bainsizza, guadagnandosi la Croce di Guerra.
Nel 1921 è al centro di una vivace polemica per applicazione dei patti agrari nella sua tenuta, che volle prevedessero la partecipazione dei contadini all’andamento del raccolto.
Aderisce al movimento sionistico e nel 1931 visita la Palestina con tutta la famiglia.
Nel 1930 è nominato Presidente della Comunità Ebraica di Ferrara, carica che ricoprirà sino al 15 Novembre 1943, data del suo arresto da parte delle forze fasciste, avvenuto mentre era ricoverato all’Ospedale Sant’Anna. Internato nel campo di Fossoli (MO), viene deportato ad Auschwitz il 26 Febbraio 1944 dove viene ucciso all’arrivo.
Fortemente legato alla famiglia che definisce “catena lungo la quale si deve trasmettere l’avito patrimonio spirituale di correttezza e di bontà sociale, di lealtà cittadina, di conforto religioso”, nella sua autobiografia Silvio Magrini così definisce il suo modo di essere: “La mia attività si presenta sotto tre aspetti: la scienza, gli interessi sociali e l’agricoltura, l’Ebraismo”.

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